la Medicina dello Sport

Nata con l’uomo, che ha imparato a sue spese a dosare le proprie capacità psicofisiche e le proprie energie, a somiglianza del mondo animale. Un leone che sceglie una preda “calcola” anche l’energia necessaria per catturarla e desiste qualora superi le sue scorte. Anche l’antidoping nasce con le attività sportive: i sacerdoti “sentono” l’alito degli atleti per capire se avevano assunto alcol o altro identificabile con un mezzo sensoriale semplice, ma spesso efficace. E allora come c’era “regno del Dio quattrino” la moderna medicina dello sport molto importante in Italia, grazie ad illustri clinici, che l’hanno fatta conoscere al mondo scientifico e politico, tanto da sollecitare due leggi importanti nella storia della nostra Repubblica: la tutela sanitaria delle attività sportive (legge 833/78 e seguenti) e legge antidoping (2000).

Lo sport se praticato costantemente e correttamente è la migliore medicina per la salute ed il miglior antidoto per l’invecchiamento ed il decadimento mentale. Lo sport ha bisogno di allenamento visibile e continuo nel tempo e non può essere praticato solo una volta alla settimana, come l’alimentazione corretta è un allenamento invisibile e non può essere seguita una o due volte la settimana.

Un tempo si diceva: “ semel in anno” ed è una legge ancora vigente. A poco serve fare attività fisica durante la settimana bianca e durante le ferie. Per questo lo sport, o anche la camminata quotidiana per 30 minuti non stop, favorisce la bradicardia (abbassamento del numero dei battiti cardiaci al minuto), l’abbassamento della pressione arteriosa, del colesterolo e del grasso corporeo (peso-volume). Con l’attività fisica il cuore si dilata e, per una nota legge (Starling), più si dilata e più acquista volume e forza e per riempire una cavità maggiore con una quantità maggiore di sangue occorre un intervallo di tempo maggiore (bradicardia). I capillari periferici che si chiudono con la vita sedentaria, si aprono con l’attività fisica e, diminuendo le resistenze periferiche si abbassa anche la pressione arteriosa, soprattutto la diastolica o minima, dando anche ai tessuti più tempo di respirare e rifornirsi di “combustibile”.